segue spezie… La curcuma

curcuma1Benché utilizzata nella tradizione indiana soprattutto come antinfiammatorio, il principio attivo della curcuma, o turmerico (il rizoma e la radice della Curcuma longa, che appartiene alla famiglia dello zenzero), e cioè la curcumina, che è il pigmento che conferisce al curry il caratteristico colore giallo, sembrerebbe possedere attività diverse.

Oltre all’uso in cucina per dare colore ai cibi e come conservante, la curcuma viene infatti impiegata nella medicina tradizionale indiana per trattare diversi disturbi, come la flatulenza, la dissenteria, le ulcere, l’artrite e le infezioni della cute e dell’occhio. La curcumina è stata isolata per la prima volta nel 1815, e già all’inizio del secolo scorso veniva utilizzata per la cura delle malattie biliari, come antibatterico e per ridurre i livelli di glucosio nel sangue.

Negli ultimi 10 anni il mondo scientifico si è sempre più interessato alle proprietà di questa spezia, che si è rivelata anche un efficace antiossidante, antivirale, antiproliferativo ed antinfiammatorio. Studi in vitro, in particolare, hanno dimostrato la capacità della curcumina di inibire la COX2, la Lipossigenasi e la Nitrossido sintasi, gli enzimi principali coinvolti nell’ infiammazione. Inoltre, gli stessi studi in vitro evidenziano la capacità della curcumina di inibire l’attivazione del fattore i trascrizione Nf-kB, un importante mediatore dell’ infiammazione. Probabilmente, come conseguenza di questa inibizione, la curcumina si mostra in grado di ridurre la secrezione di alcune citochine pro-infiammatorie, come l’interleuchina-6 e l’interleuchina-9. L’osservazione che molti tipi di cancro sono più comuni in occidente che non in India, dove si verifica un alto consumo di curcumina con la dieta, ha fatto pensare ad una sua potenziale attività antitumorale: studi in vitro hanno dimostrato che la curcumina è in grado di ridurre l’angiogenesi in cellule endoteliali umane; inoltre sembrerebbe inibire l’espressione del gene p53, che svolge un ruolo fondamentale nell’evoluzione di diversi tipi di cancro.

Per queste proprietà, la curcumina è stata testata sia come agente chemioterapico che chemiopreventivo in diversi modelli animali di carcinogenesi: da questi studi sono emerse le proprietà protettive della curcumina a livello intestinale ed extraintestinale. Inoltre, risultati di un trial clinico condotto su 25 pazienti, hanno suggerito che la curcumina, somministrata per via orale, può avere effetti chemio preventivi sulla progressione di lesioni pre-maligne o ad alto rischio. Nonostante siano circa 2500 gli studi in vitro e in vivo che hanno valutato le proprietà della curcumina, solo poco più di 40 sono gli studi clinici condotti perlopiù su piccoli numeri di soggetti. In generale essi hanno indicato che la curcumina a dosi elevate, fino a 15 g al giorno, assunte per bocca per un periodo di tempo inferiore ai tre mesi, è del tutto sicura. Dosaggi compresi tra i 450 mg e i 3,6 g al giorno sono stati testati in pazienti con cancro colorettale. Sei mesi di trattamento con circa 1,5 grammi al giorno di curcumina sono risultati efficaci nella riduzione sia del numero che della dimensione dei polipi in pazienti affetti da poliposi adenomatosa familiare. L’effetto della curcumina è stato dimostrato in diverse malattie infiammatorie croniche nell’uomo: in soggetti con morbo di Crohn ha permesso la riduzione del trattamento farmacologico, in alcuni casi di colite ulcerosa si è dimostrata efficace nel mantenimento della remissione e in associazione con la piperina ha ridotto il livello di perossidazione lipidica in pazienti con pancreatite. Poiché la perossidazione dei lipidi di membrana mediata dai radicali liberi è considerata, insieme all’ infiammazione, una delle cause principali di patologie croniche come quelle cardiovascolari e neurodegenerative, è stato ipotizzato che la curcumina possa trovare impiego preventivo o terapeutico in questo campo. Alcune osservazioni epidemiologiche in popolazioni di anziani asiatici confermano infatti che coloro che consumano regolarmente curry, e quindi curcumina, hanno una migliore performance comportamentale e intellettuale rispetto a coloro che non ne fanno mai uso. Per questo recentemente la curcumina è stata proposta come farmaco potenziale per il trattamento dell’Alzheimer, e studi preliminari animali hanno dimostrato il miglioramento del quadro clinico associato alla patologia e la riduzione del deficit cognitivo in modelli sperimentali animali, anche se non hanno ancora permesso di chiarirne i meccanismi. Nonostante questo, il primo studio clinico condotto non ha dimostrato effetti benefici della curcumina, ma probabilmente dovuto al fatto che non si è verificato un significativo declino cognitivo nel gruppo placebo Vi sono attualmente tre trials clinici in corso atti a definire l’efficacia della curcumina sul declino cognitivo.

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