Home >
Servizi online >
Rubriche >
Vit. D e declino cognitivo Vit. D e declino cognitivo
luglio 2010
L’esistenza di una relazione tra il deficit di vitamina D e il declino cognitivo, condizioni molto frequenti nella popolazione anziana, è supportata da un numero limitato di studi clinici di piccoli dimensioni; gli studi di popolazione hanno invece dato risultati discordanti in proposito. Tuttavia dati piuttosto solidi confermano il ruolo della vitamina D, oltre che nel metabolismo del calcio e del fosforo e nell’ Omeostasi ossea, anche nei processi di protezione dall’ossidazione e di detossificazione, nell’espressione di fattori neurotrofi e nella neurogenesi.
Le concentrazioni seriche di 25-idrossivitamina D e le funzioni cognitive sono state determinate e correlate in una popolazione di 858 soggetti di età superiore ai 65 anni, reclutati per lo studio italiano InCHIANTI e seguiti per 6 anni.
L’analisi multivariata del rischio di sviluppare declino cognitivo ha mostrato un aumento del rischio stesso (1.6) nei soggetti con grave carenza di vitamina D (<25 nM/L) rispetto a quelli con valori circolanti adeguati (= o > 75 nM/L). Anche il rischio di progressione del declino cognitivo nel tempo è risultato aumentato (1.31) per i soggetti con deficit grave di vitamina D, anche dopo correzione dei dati per i fattori potenzialmente confondenti.
Qualora l’associazione tra bassi livelli circolanti di vitamina D e declino cognitivo trovasse conferma in altri studi prospettici e in trials randomizzati controllati, si aprirebbe la strada a strategie innovative per la prevenzione e il trattamento nell’anziano.
Llewellyn DJ, Lang IA, Langa KM, Muniz-Terrera G, Phillips CL, Cherubini A, Ferrucci L, Melzer D. Arch Intern Med. 2010 Jul 12;170(13):1135-41.
VITAMINA D
Regola il bilancio di calcio dell’organismo aumentando il livello ematico attraverso un aumento dell’assorbimento intestinale. La maggior quantità di calcio disponibile viene immagazzinata nel tessuto osseo |
| CHE COS’E’ |
| La forma endogena della vitamina D viene sintetizzata dall’organismo per azione della luce solare. Se tuttavia la sintesi endogena risulta insufficiente, può essere assunta attraverso alcuni alimenti: latte, uova, formaggio, burro; la forma endogena ed esogena hanno sostanzialmente gli stessi effetti nell’uomo, per cui vengono accomunate sotto il termine di Vitamina D. La funzione della vitamina D è di stimolare l’assorbimento a livello intestinale del calcio e del fosforo , favorendo la mineralizzazione della matrice ossea. |
| FONTI ALIMENTARI |
| L’olio di fegato di merluzzo ne contiene una quantità elevatissima (210 µg/100g), ma non viene di norma consumato; i pesci, specialmente quelli grassi come salmone, sgombro, alici e aringa, ne contengono fino a 25 µg/100 g; tra le carni solo il fegato ne contiene un po’ (0,5 µg/100 g); il burro ne contiene fino a 0,75 µg/100 g e i formaggi grassi fino a 0,5 µg/100 g mentre le uova ne contengono circa 1,75 µg/100 g. |
| FABBISOGNO |
| L’esposizione alla luce solare è normalmente sufficiente affinché ci sia una adeguata produzione interna di vitamina D negli adulti per coprire le richieste dell’organismo; perciò non è necessario assumere tale vitamina con la dieta. Negli anziani la sintesi endogena è minima e un apporto di 10 µg/giorno è raccomandato. |
| CARENZE |
| In forma lieve si evidenza una diminuita concentrazione nel siero di calcio e fosforo, in forme gravi si può arrivare al rachitismo, debolezza muscolare e deformazioni delle ossa. In caso di assunzione esterna di vitamina D si consiglia di non superare il livello massimo di 50 µg/giorno. (Commission of the European Community 1993) |
|
|